sabato, 31 ottobre 2009
- E' inutile tentare di...







Dice lui. La guarda e lei lo sa (forse) di cosa sta parlando. Lei non sorride, non ne ha piu' voglia, accende una sigaretta e scende dall'auto per farsi dimenticare il piu' in fretta possibile, avvolta dalla notte, come fosse quello il suo vestito migliore. Le sta' molto bene indosso la notte.



La vita non dovrebbe mai essere capita. Quel che andrebbe compreso sono i meccanismi, le mille sfaccettature di un diamante che davanti alla anche sola futilita' di certi eventi non vale nulla. E chi la vuole custodire con immensa e morbosa cura non trova mai una cassaforte abbastanza capiente e sicura per mettercela.



Inutile tentare di spiegarti quello che provo, perche' se solo lo sapessi potrei finalmente smettere di squoiarmi l'anima.



La benzina e' quasi finita, lui accosta al primo benzinaio che trova per rifornirsi. Mette i soldi nella bocca meccanica del rifornitore e li guarda sparire come la lingua di un rettile.



Troppi draghi della tecnologia qua intorno, tutti pieni del carburante che mi serve (a che prezzi pero'!) per poi non saper mai dove andare.



Eddaje a Fu'... forza sul quel pedale schiacciato a tavoletta! Sfreccia per le vie di asfalti lisci, ruvidi, drenanti, pieni di buche o tratti di sampietrini. Sciarpe e fiori su pali e alberi, per sempre con noi, addio, sempre nei nostri cuori, Madonne incastonate nei muri, altri fiori, le lastre del pianto in via del Portonaccio, grazie di tutto oh mio Signore. Grazie e Grazie ancora.



Roma.



Non ti piace. Non la capisci. Non ci puoi proprio vivere.



Pericolosa agli occhi di chi viene da fuori, ma qui nessuno te lo dice...



- Che? Pericolosa? Roma? Maddeche' Roma e' tranquilla alla fine aoh!



Alla fine. Inutile tentare di spiegare alla fine.



I locali fanno cacare. Mediamente ti servono alcolici come se il dottore ti avesse detto che non devi fare queste cose. Infermiera! Una Moskovskaya per l'amor dei Santi! Quella non me la puoi annacquare no? Eh no bella, non puoi!  Ti guardo mentre prendi la bottiglia, la apri e ne versi il contenuto nel bicchierino, gli altri ti guardano le tette. Fine. Odia me, sorridi a loro che ti guardano quelle dannate tette... fai come ti pare, ma falla finita subito dopo... infermiera... perche' non ti sopporto piu'!



E i palazzi alti e grigi, con ancora poche luci accese mi rendono pensieroso. Ma non so esattamente cosa pensarne di tutto cio'. Inutile tentare di pensare.



Inizi la meta' delle tue frasi con "la verita' e' che...", ma la verita' che meta' delle tue frasi iniziano cosi'; e a segui' dici 'n sacco de cazzate.



Non iniziare a parlare. Non con me. Ti prego.



Riguardo a te invece, mia cara, ogni giorno invento un nome per dirti di continuo come mi chiamo. E tu? Quando mi rivedi, ti giri e mi sorridi. Cos'e' che veramente allora ti fa ricordare di me?



Le lunghe passeggiate nei sentieri dei nidi di ragno, i fiori del nostro male, il mio cuore di cane, l'anno 1984 (ti e' successo qualcosa quell'anno? A me niente!), la fata con la carabina che spara dall'ombra delle fiabe che ci raccontavano da piccoli, il maestro della tua amica Margherita, il processo che hai subito dalla vita, i centonovantanove gradini saliti insieme nel sogno di una notte di mezza estate? Cosa esattamente? C-o-s-a? Dimmelo... per cortesia!



Comunque sia te la dico io una cosa. Qui, dove molti sembrano impegnati a convincermi di chi sono: io voglio ricordare per conto mio chi sono. Perche' non sono quello che quei molti dicono. Fai altrettanto, mia cara, da oggi in poi. Da questo momento in poi anzi, subito prima che mi inventi un altro nome per dirti come mi chiamo, cosi' ti puoi ricordare ancora di me (nel caso fosse questa mia fantasia cio' che di me ti resta impresso, s'intende...).



In tutte queste notti che contiamo soli al buio, con in mano i resti di quel che ci sono costati i sogni comprati al negozio di Lucifero, e quella voglia di trovare l'oro rovistando nella merda di tutta quella infinita lista di grandissimi figli di cani storpi e infami che hanno consumato il loro lauto pasto sulle spalle di chi affetta il proprio pane con la miseria: ricordati chi sei davvero.



Non tentare di spiegare tutto questo agli altri, come sto facendo io con questo piccolo racconto, poco significante rispetto a quelle che sono le parole di chi, alla fine, per noi decide forte del proprio libero arbitrio. Questa pagina, ricca di attimi e passioni consumate, scritta senza premeditazione alcuna, e' solo un'altro (l'ennesimo) dei miei tentativi inutili di...



- pausa sigaretta -



Scrivere.
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mercoledì, 28 ottobre 2009
Fa freddo ma sti cazzi, c'e' l'alcool. Punto. Dice, dopo la sesta birra e il rummettino c'e' che s'e' fatto tardi e tocca anche pensare di tornare a casa. Siamo lontani e soprattutto c'e' l'alcool. Punto.

Esco barcollando, col moldavo dietro che ride dicendo cose in romeno. E poi in russo.

Ci sono tre macchine, una delle quali e' la mia. Presto mi accorgo che le altre due sono frutto della mia immaginazione. Entro, apro il cassetto magico e tiro fuori in sequenza le due cose fondamentali nella vita di uno che guida: lo stereo e l'etilometro del mediaworld.

L'etilometro del mediaworld segna 1.5.



- Blya bratan! Non posso guida' cosi'...

Il giovanotto ride di cuore proprio adesso, divertito dalla situazione.



- Dai guido io, a me segna 0.22!



- Stocazzo! Te segna 0.22 perche' e' l'etilometro del mediaworld. Dopo che fa la prima passata se rincojonisce e dice cazzate! E poi lo sanno tutti che gli etilometri non funzionano sui moldavi. Siete moldavi, non e' possibile misurare quanto cazzo de arcol avete bevuto!



Questo fatto che dica cazzate dopo la prima svampata d'alcool e' appurata scientificamente. Il test scientifico consiste in una statistica rivelante che ogni volta che una prima persona fa il test, le altre sono SEMPRE in regola. Sempre. E' quindi obbligatorio che sia il guidatore a fare il primo test, ma e' penalizzante come cosa perche' se poi il guidatore sono io e non c'e' verso che possa guidare, gli altri come faccio a sapere se sono ok? Il moldavo di sicuro non e' ok; beve quel che bevo io.



- Dai guido io!



- Ma che cazzo te guidi te porco**** che nun c'hai manco la patente!



- Ma c'ho permesso di soggiorno!!!!



Ok. Siamo fottuti.
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giovedì, 17 settembre 2009
Io se faccio da me non faccio certo per tre... ma di sicuro faccio prima che col vostro miserabile aiutino!
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martedì, 24 febbraio 2009

Non c'era anima - bella, brutta, pulita, sporca, candida o rognosa che fosse - in tutta la borgata che non conoscesse Angelo, detto Sorriso. L'uomo piu' bbono der monno, a detta di alcuni, un ber fio de na mignotta sarvando su madre a detta d'altri, accompagnando sempre le colorite descrizioni con sorrisi sinceri, privi di invidia e ricchi di quella falsa ammirazione che puo' avere chiunque sia peggio d'un cane randagio affamato per un uomo nato nello stesso posto ma semplicemente buono.



Nessuno avrebbe voluto essere come lui perche' all'atto pratico non serve a nulla... pero' e' bello sapere che al mondo ci sono persone come Angelo, vicine a noi, che sanno fare del proprio sorriso la carezza che ognuno vorrebbe avere da una societa' in grado di dare solo schiaffi e pugni.





Molte borgate sono all'apparenza quei posti dove non vorresti mai nascere, per quanto chi le vive sappia renderle luoghi unici, pieni di storie da raccontare... alla fine pero', se puoi morire altrove quasi quasi muori felice... diresti.



Angelo, detto Sorriso, mori' in borgata; causa la piu' infame delle malattie, ossia l'unica vera ragione per la quale non c'e' da morir felici, borgata o no che sia. La parte piu' puttana della vita e' quella che ci sottrae ad essa, non quella che ci circonda... ma questo la gente continua ad ignorarlo stupidamente.



Il funerale sembrava un corteo gremito di gente senza nomi e cognomi, vestiti piu' della gioia d'aver avuto un Sorriso vicino che della tristezza d'averlo perso per sempre. Tutti li', per un ultimo saluto.



Cosi', tra i singhiozzi degli uni e le preghiere degli altri, il prete apri' le danze dei Padre Nostro, Ave Maria e sermoni di rito. Ostie, segni della croce, canzoni e parole.



Salirono poi gli amici, gobbi dalla tristezza, a leggere passi della Bibbia e a raccontare qualcosa di noioso per sottolineare quanto fosse importante la persona stesa li' vicino a loro, nella bara, che ormai non c'era piu'.





La gente odia i funerali, perche' non riesce mai ad essere cosi' triste come ipocritamente ritiene di dover essere.





Ma il vero miracolo accadde: quello che dona la voce ai muti, l'amore ai cattivi. La pelle ai lebbrosi. Il miracolo della Passione di Cristo per coloro che lo hanno crocefisso senza in Egli mai credere; Tonino si alzo' e si diresse senza cagarsi nessuno verso l'altare. Sali' quei tre o quattro scalini con un solo passo. Il tempo si fermo' insieme ai cuori della gente incredula, ancora in piedi con la faccia beota di chi aspetta che un prete gli assicuri che la morte e' la salvezza prima di poter tornare a casa a guardare la tivvu'.





- Io vojo dire solo una cosa... conoscevo poco Soriso perche' non ci sono molte persone che me vojono conoscere. Pero' ogni tanto mi chiedeva che facevo, se andavo a scola o cose cosi'.


Il prete si alzo' e con la mano tesa verso Tonino cerco' di avvicinarglisi, con quella testolina che tentava di annuire come per dire “si' fratello ti capisco, adesso pero' vai e prega per il nostro fratello Sorriso”. La vergogna di chi si crede superiore per quelli che reputa inferiori insomma. Tonino si giro' verso il prete e lo pietrifico' come la Medusa. Riprese quindi a parlare.


- Ieri, prima de mori', Soriso mi ha detto delle cose. Non le diro' mai a nessuno. Pero' se un giorno divento una brava persona che tutti possono rispettare, dovete sapere tutti che e' stato lui. Addio Sori'...



Scese quindi da quel palcoscenico di morte e preghiera e si diresse verso l'uscita, con dei rivoli di lacrime che gli scendevano dal viso, osservato da tutti con stupore e perplessita', e si lavo' la faccia nell'acquasantiera.



Tornato a casa, Tonino, apri' il suo cassetto. L'unico chiuso a chiave. Tiro' quindi fuori una lettera e si stese sul letto per leggerla. Per la seconda volta.



Caro Tonino,




Ti scrivo a te perche' sei l'unica persona alla quale voglio lascia' detto qualcheccosa. Io so' sempre stato bono co' tutti e per questo tutti mi ricorderanno. Ma non lo sanno che vor di' esse boni, perche' loro tutti non sanno esserlo.


Ti scrivo perche' ti ho sempre visto come un figlio, anche se non te lo ho mai fatto capire per dei motivi che mai ti diro', ma forse un giorno li saprai.



Non ti ho mai protetto, anche quando pensavo che avrei dovuto. Alla fine so' contento che non e' servito, almeno fino adesso. Te la sei cavata bene.



Tu lo sai chi sono, sai che sono stato un delinquente. No un criminale pero', un delinquente. Ho rubato, truffato, fatto falsi ma non ho mai rapinato, picchiato o violentato.



Non voglio giustifica' i delinquenti, cioe' me, perche' la delinquenza e' una cosa sbagliata. Pero' io ho sempre derubato gente che spendeva piu' per le assicurazioni che per le cose che alla fine comprava davvero. Perche' lo sanno che al mondo se ruba. Anzi, il piu' delle volte quelli a cui rubavo a loro volta le cose e i soldi che avevano li avevano rubati o estorti ad altri poracci.



Non ti voglio racconta' perche' l'ho fatto, cioe' pe' dare una vita migliore ai miei figli. Perche' ho fallito anche in questo. I miei figli sono dei criminali. Se li facevo diventare delinquenti come me, invece di mandarli a scuola sperando che sarebbero state brave persone, forse oggi non erano criminali... ma solo delinquenti.



Io pero', anche se non ho mai fatto del male vero alle persone per guadambiarci, una volta ho ammazzato, e te lo voglio raccontare.



Da ragazzo stavo sempre con un tale Fabrizio, eravamo come fratelli, sempre insieme. Abbiamo imparato tutto insieme, dai primi furtarelli alle opere piu' di classe che abbiamo mai fatto. Una volta pero' parlavamo e non eravamo d'accordo su delle cose da fare e lui, che aveva iniziato colla cocaina, mi salto' addosso e comincio' a picchiarmi. Cosi', come un pazzo! Riuscii a fermarlo e lo buttai in terra, quando lo vidi cadere mi sali' una rabbia che non ti so descrivere. Dentro mi sono sentito tutta la cattiveria che non avevo mai saputo dare alla gente, anche quando se lo meritava. Ed ero la' che la sfogavo sulla persona che amavo come un fratello. Non potevo accettare d'aver dovuto buttare in terra la persona per la quale mi sarei fatto a pezzi la schina pe' tirallo su se solo fosse caduto per mano d'antri. Cosi' lo picchiai come non avevo mai picchiato nessuno. Gli dissi di non farsi mai piu' vedere da me, che lo avrei ammazzato se solo si fosse avvicinato un'altra volta.



Cosi' non lo vidi piu' per qualche settimana.



Poi pero' mi chiamo' e mi disse che s'era pentito, che me voleva chiedere scusa per quello che era successo, che ero un fratello per lui.



Dentro di me pero' c'era una specie di sensazione forte, non so perche'... ma non gli credevo. Era come se sentivo in mezzo alle sue parole la bugia, capisci?



Istinto. Quello stesso istinto violento che c'hai tu.



Gia' da un po' io avevo capito che non ero semplicemente buono, ero un buono ingenuo. E questo Fabrizio lo sapeva. Io cominciavo ad avere paura di essere ingenuo, e capivo che dovevo rimanere buono ma trasformare la mia ingenuita' in bastardaggine.



Stavo quasi per mandarlo affanculo, gli stavo per dire che non lo perdonavo tanto e che non se doveva fa' vede' piu'... ma quella sensazione era troppo forte. Fabrizio mentiva, voleva vendicasse e io me lo sentivo.



Ho quindi pensato che se non andavo passava al piano alternativo magari e mi accoppava di notte alle spalle o qualcosa di simile. Dovevo essere certo della mia sensazione. Dovevo essere sicuro che non mi sbagliavo.



Cosi' sono andato in cameretta di mio figlio, ho preso il suo stereo e una cassettina che usava per registrarsi le canzoni alla radio. Ho fatto chiama' da mio zio uno zingaro ricercato per tentato omicidio che si nascondeva quei giorni li' nei dintorni e gli ho promesso cinquecentomila lire e una dritta pe' anna' via dall'Italia se faceva una cosa per me.



Presi la pistola con un silenziatore e andai da Fabrizio alle dieci de sera, come mi aveva chiesto lui per potermi chiedere il perdono.



Abitava al piano terra, e il salotto dava sulla strada. Di solito lui si sedeva fuori davanti l'ingresso e passava le serate la' a chiacchierare con qualcuno del posto.



Mi ci volevano tre quarti d'ora per andare a casa sua da dove abitavo, quindi dissi allo zingaro di calcolare circa cinquanta minuti dopo che ero uscito prima de famme er favore.



Arrivai da Fabrizio col motorino, lo parcheggiai e lui era a sedere li'... da dentro casa sua uscirono tre tizi mai visti prima, coi coltelli alle mano.



Sentimmo tutti il telefono di Fabrizio suonare, e lui mi guardava col sorriso di un beccamorto bastardo. Si mise a ridere dicendo che il telefono poteva aspettare, che prima toccava a me.



Parti' la segreteria telefonica, io sorrisi e tutti sentimmo la mia voce che diceva:



- A Fabbri', scusame, non je la faccio a veni' da te stasera non me sento pe' niente bene... ho vomitato fino adesso... passo domani. Ciao.



Fabrizio non capi' il senso di quella telefonata. Io tirai fuori la pistola e sparai ai tre tizi di botto. Poi lo guardai negli occhi e sparai anche a lui, in testa.



Tornai di corsa a casa e il giorno dopo vennero le guardie a bussare alla mia porta. Mi portarono in questura e mi fecero un sacco di domande su Fabrizio e su quei tizi.



Sapevano che avevamo fatto a botte e pensavano che avevo regolato i conti. Ma era lui che voleva regolarli con me.



Dissi che ero venuto a sapere della morte di Fabrizio da loro, che ero stato a casa tutta la sera e la notte e loro sapevano che ci dovevamo incontrare. Gli ascoltavano il telefono sti stronzi, capito? E io li avevo fregati!



Feci il finto tonto e dissi che lo avevo chiamato appunto per dire che non passavo, che stavo male e sarei venuto oggi.



Dopo un bel po' di ore in questura mi lasciarono andare. Accertarono della mia telefonata e la cosa fini' li'.



Io non avrei mai voluto uccidere, come fanno i criminali, e non ho manco mai sognato di farlo. Pero' una volta m'e' toccato farlo. Te diresti: vabbe' sori', mica sei n'assassino! L'hai fatto pe' difendete.



E' vero, era per difesa. Ma non importa, ho ucciso e uccidere e' la peggior cosa che si possa fare nella vita.



Devi sapere caro Tonino che nella vita non sei nessuno. Sei quello che la gente giudica di te. Se c'hai una faccia come la mia sei un bonaccione che non farebbe del male a una mosca, se c'hai na faccia come la tua sei uno pericoloso. Ma io ho ucciso, col mio sorriso buono. Te no.



Ma prima o poi ucciderai anche tu.



Ti ho visto tempo fa dalla finestra che armeggiavi nel parco con una pistola. Non so dove l'hai presa ma non dovresti nemmeno averla quella!



Vedi, non conta perche' fai le cose. Contano solo le cose che fai.



Io ho sbagliato ad uccidere Fabrizio anche se non avevo altra scelta, perche' senno' morivo io. E se morivo quel giorno pagavo un prezzo che non mi spettava. Pagavo per un suo capriccio. Ma ora che sto morendo io, ho quella stessa sensazione che mi salvo' la vita quel giorno... e quella sensazione mi dice che sto per andare in un posto dove paghero' per tutte le cose brutte che ho fatto, e piu' di tutto per quell'unico omicidio della mia vita.



Non esiste la giustizia a questo mondo, perche' nasciamo in questi posti dove e' tutto sbagliato, dove le scelte che dobbiamo fare sono sempre il male degli uni per il bene degli altri. Nasciamo stupidi ed incapaci di cambiare la realta' che ci circonda e quindi ci accontentiamo di sistemarla quel poco che basta per farcela sembrare accettabile.



Non mi interessa che al mondo c'e' chi ha fatto stragi, chi ha ucciso per divertimento. Sono sempre e solo i risultati che contano. La “giustizia” che ci fa parlare di leggitima difesa, quei “non avevo altra scelta” fanno parte di quel modo di sistemarci la realta' che abbiamo noi. Questa non e' giustizia... cosi' come morire per il bene di qualcuno non e' amore. E' solo pazzia.







Ho visto che hai preso a girare molto con quel ragazzo la', Giggetto.



Stai molto attento a lui, non e' un cattivo ragazzo per carita'... anzi, e' l'unico che ha sempre saputo stare lontano dai guai seri... s'e' fatto il suo giro da solo, tira avanti come un delinquente e non come un criminale. Ma ti dico di stare attento perche' lui non le pensa le cose che fa... le fa di istinto. E' uno che vuole stare lontano dal pericolo e trova sempre il modo di riuscirci. Tu questo non sai farlo, sei disordinato e pazzo. Non te lo dico con cattiveria. Tu non pensi alle cose che fai, proprio come Giggetto, pero' tu non sei in grado di stare lontano dai guai e lui, Giggi, che non sa nemmeno come cazzo gli riescono quelle tre cose in croce che sa fare, semmai un giorno vi mettete nei casini seri non sapra' quale delle due mani tenderti per aiutarti... rimarra' li' come un pesce lesso e alla fine nel dubbio te le tendera' tutte e due, ma sara' troppo tardi.



Sicuramente non e' un infame, ma se ti lascia nella merda?



Ricorda Toni'... alla fine e' solo il risultato che conta.







Con affetto, Angelo detto Sorriso.
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mercoledì, 14 gennaio 2009
Nella vita puoi incontrare solo due tipi di persone, gli stronzi e i coglioni.

Nella vita, io, mi sa tanto era meglio se facevo lo stronzo.

Molto meglio.
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domenica, 05 ottobre 2008
Per dormire, la camomilla.
Trafugando le interiora della cucina ho trovato una scatola ben nascosta e ancora sigillata di bonomelli filtrofiore.
Scaduta da Gennaio 2008.
Ho pensato di zuccherarla con della nutella, la quale ancora deve scadere e dato che non ne sono un consumatore ho pensato bene che questa potesse essere l'occasione giusta per stappare il barattolo e brindare a Morfeo. Cosi', con la camomilla scaduta zuccherata alla nutella.
A parte il colorito preoccupante che l'intruglio ha assunto, un bel marrone "riva del Gange", devo ammettere che l'accostamento dei sapori mi ha fatto veramente schifo.
Domani compro del Chianti al discount, il vin brule' rimane il rimedio migliore per la buonanotte. Un po' meno per il buongiorno forse, che comunque non si vede certo dal mattino.
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martedì, 09 settembre 2008
(Volevo un titolo banale)

Wilkinson mori’ il giorno del suo compleanno, mentre Pit cercava di tener ferme le bare dietro al camion. Come se ai morti potesse fregare niente di ballare la rumba lungo la strada stretta e vagamente agibile che la giungla ci offriva.

A Wilkinson quell’incarico dava alla testa, lo odiava. Durante il tragitto mi toccava sorbire le sue paranoie per quasi tutto il tempo; iniziava sempre inveendo contro il generale Leroy che secondo lui (il povero Wilkinson) quello stronzo di generale gli appioppava ‘sta manfrina apposta. Per dispetto.
Non che a me piacesse portare in giro I morti pero’ c’e’ anche da dire che loro non mi rompevano cosi’ tanto I coglioni. Chi se ne frega se ti manda per dispetto? Quelli sono morti, tu ancora no.
Tuttavia si cercava di festeggiare il compleanno di Wilkinson con quindici morti ancora da impacchettare e mettere dietro al camion, quindi per quel giorno non ho voluto impedirgli di sfogarsi.

- Dai Will… quando tocca a te ti sistemo io nella cassa e ti accompagno fino a casa di personahahaha!

La voce di quel coglione di Brandon suona come una marcia funebre il giorno del tuo matrimonio. Te lo immagini?
Bell’affare farsi “sistemare nella cassa” da lui, pensavo io, mentre lo osservavo “sistemare” il povero Big Bear.

- Troppo piccola la cassa per questo stronzo, cazzo!
- Ma chepporcaputta… ma che cazzo stai facendo Bran?

La risposta di Brandon, bofonchiata masticando un tabacco che puzzava da far schifo fece trapelare giusto un sottile “’fanculo!”. Comunque era una domanda idiota perche’ era chiaro che con quel machete intendeva mutilare le braccia di Big Bear per farlo entrare. Solo che non ci volevo credere…

- A te che cazzo te ne frega? E’ andato tanto no?
- Ma porca puttana! Cazzo muore intero e lo fai a pezzi te? Pensi che saranno contenti I suoi di vederlo cosi’?
- Quante seghe! io non ho tagliato un cazzo… te lo dico io che e’ successo, lo hanno fatto quei cani del cazzo senzaddio che mi tocca sorbire tutti I giorni mentre mi sparano… e vaffanculo!

Getto’ il destro di Big Bear nella bara, sul suo petto. Mi stava venendo da vomitare.

- Se proprio non ti sta bene, prenditelo in braccio e portacelo tu, tutto intero, a casa sua. Che cazzo! Hey Will, a te frega un cazzo se Big si dovra’ fare le seghe con la sinistra mentre va’ all’inferno?

Pit si alzo’, si mise in tasca la foto della moglie e usci’ a fumarsi una sigaretta. Mi fate schifo, disse, e chiuse la porta.

Un mese fa Pit ebbe una settimana di congedo, gli consentirono di andare a casa perche’ gli aveva dato di volta il cervello. Di lui si poteva fare a meno per via di una specie di tregua che s’era instaurata ma fu richiamato poco dopo perche’ Leroy aveva deciso di silurare un deposito d’armi che “gli rompeva il cazzo” e “infondo questa e’ la cazzo di guerra porca puttana!”.
Il nemico stranamente non gradi’ la cosa e quindi munizioni per tutti.
Mi disse che in quella settimana rimase a casa con la moglie (ci mancherebbe!) e che era chiaro che erano tutti contrari alla guerra li’ da noi. Nessuno osava dirlo pero’, o scriverlo. Disse che qui ci riempiono di stronzate come “a casa contano su di voi”, mentre a casa invece ci guardano come dei macellai che si fanno ammazzare per gli interessi delle multinazionali.
Certe volte non riesco proprio a capirlo Pit… la guerra fa schifo a tutti d’accordo, ma se dei fricchettoni del cazzo mi rompono I coglioni e’ solo perche’ oggi noi partiamo e facciamo la guerra. Se eravamo tutti fricchettoni del cazzo insieme a loro, la guerra ce la faceva il nemico e ci siluravano il culo a tutti. Grazie mille per la considerazione! Io sono qui a crepare come uno stronzo e voi a casa a schifarvi della guerra? Parlateci voi con ‘sti stronzi allora! Te lo dico io Pit, quei figli di puttana ti sparano senza remore…
La guerra esiste da quando c’e’ l’uomo Pit… e noi non siamo quegli uomini che possono pensare di andare avanti senza farla … noi come I nostri nemici d’altronde.

Brindammo alla salute di Wilkinson, alzammo I calici di metallo che impestavano di sapore ferreo qualsiasi brodaglia ci si mettesse dentro. Facevano davvero schifo I ventidue anni del povero Will.
Gli offrii una sigaretta e cominciai a riempire il camion di cadaveri insieme a quel cane di Brandon, gli dissi di godersi la sigaretta; oggi non c’era verso che gli facessimo fare fatiche. Avrebbe solo guidato.

Cosi’ lungo la strada della giungla saltavo sul sedile posteriore di quel camion e guardavo Pit reggere le bare mentre Brandon cercava di dirmi qualcosa che non capivo per via del fracasso. Ma dal sorriso meschino che aveva intuii che poteva trattarsi solo di squallide battute sui morti che trasportavamo. Cosi’ ogni tanto gli sorridevo per farlo contento e tornavo a pensare alle mie cose.
Non avevo un granche’ a cui pensare a dire il vero.
Poi niente, sentii un botto della Madonna e vidi pezzi di Will volarmi addosso, insieme a vetri e ferro. Un altro botto e mi sentii strappare tutte le interiora. Guardai verso Brandon ma gia’ non vedevo piu’ un granche’… pensai automaticamente a Big Bear e al suo braccio destro.

Wilkinson mori’ il giorno del suo ventiduesimo compleanno e tutti noi morimmo appresso a lui in quell’esplosione. In quell’istante avrei voluto raccontare questa lunga giornata di merda. Della guerra, di quello che ne pensava Pit e di quello che ne pensavo io. Di Brandon che fa a pezzi un nostro soldato per ficcarlo in una bara. Dei calici di metallo che rovinano I sapori. Del fatto che non eravamo partiti per cambiare il mondo e che infatti non e’ cambiato un cazzo, e che la guerra e’ guerra da quando c’e’ l’uomo.

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categoria:racconti dalloltretomba, critica della ragion dura
venerdì, 20 giugno 2008
Una crisi adolescenziale a trent'anni compiuti sarebbe veramente il colmo. Infatti non lo e'.
Parto dal presupposto che il novanta percento delle "opinioni" altrui nascono da sembianze. Questa cosa sembra quella.
Logico. L'intelletto umano si orienta nell'analisi delle circostanze che piu' e' meticolosa ed accurata e piu' le nostre capacita' cognitive si fortificano. Questo non puo' avvenire se un evento sconosciuto, de prim'acchitto, non sia da noi analizzato con associazioni ad altri eventi facenti parte del nostro bagaglio culturale. Insomma, a noi le cose "ci sembrano"... e poi (forse) divetano certe assumendo una forma indipendente.
Io non mi piaccio perche' non mi sembro ne' questo ne' quello. No "ne' carne ne' pesce" intendiamoci, diciamo piuttosto un ibrido dei due; carne per carnivori e pesce per idioti ancora convinti che nei bastoncini findus ci sia il fosforo e si diventa intelligenti.
Se la demenza (o deficienza, in senso non sarcastico) puo' essere genetica (vedi trisomia), non vedo perche' l'intelligenza non debba esserlo altrettanto; (banalita') i pescatori non hanno conquistato il mondo (/banalita').
Ma io non mi sembro niente di tutto cio' che ho visto fin'ora... e non mi piaccio. E la cosa che piu' mi preoccupa e' che di quello che ho visto non mi piace nulla. Quindi non ho nemmeno un modello ideale di essere umano nel quale impersonarmi.
Molti credono che sia un adoratore di Bukowksi per via di quello che scrivo (non mi sto paragonando a lui, pero' "sembra" che mi ispiri a quella roba la').
Ho letto un solo libro di Carletto, e non l'ho nemmeno finito ancora.
Sono metodico, calcolatore; prevedo il tempo che ci posso impiegare a fare una determinata cosa e valuto nel minor tempo possibile il percorso piu' breve. Ad esempio la mattina metto la sveglia alle 07:40 perche' so che mi ci vogliono almeno tre quarti d'ora per svegliarmi del tutto e alzarmi. Inoltre l'orologio e' avanti di dieci minuti. Non penso mai "vabbe' tanto sto dieci minuti avanti, ho ancora tempo", ma calcolo quello scarto di tempo a mio vantaggio per prevedere quanto effettivo ritardo avro' nei miei impegni. Se sono troppo stanco la sera per farmi la doccia me la faccio la mattina prima di andare al lavoro. Se le mie previsioni sulle tempistiche sono a mio sfavore piscio e mi lavo i denti mentre mi faccio la doccia. Per fortuna la mattina non ho mai lo stimolo di defecare.
Non mi fido di nessuno. A partire dai miei genitori e dalle persone che amo. Nessuno. Per molti e' uno stereotipo, per me e' uno stile di vita conveniente. Non credo che esista al mondo una sola persona che possa essere onesta e sincera senza sbavature. Tutti sono bugiardi. Tutti tradiscono in un modo o in un altro. Tutti mentono. Ho dovuto fare sforzi allucinanti nella mia vita per trovare il modo di non tradire, non mentire e non cedere a tentazioni ed essere sempre sincero con gli altri. Questo solo perche' gli altri li disprezzo e pur di non essere come loro sono disposto a rovistare anche la munnizza per andare contro la natura umana.
Odio la gente che fa della cortesia e dell'educazione uno strumento di socializzazione. Sono cordiale e generoso con le persone a cui voglio bene. Non sono l'opposto con gli altri, semplicemente sono distaccato. Mi fanno schifo quelli che pompano una simpatia ed una cordialita' superiori alla norma in un ambiente nuovo e sconosciuto, con persone mai viste prima, quasi a volersi dimostrare migliori di tutte quelle altre persone che puoi incontrare casualmente in vita tua; non eri nessuno prima che ti conoscessi, almeno per me, e con ottime probabilita' ora che ti conosco sei ancora nessuno.
Nulla mi piace tanto da offuscarmi la mente come a molti succede. Questo fa si' che io non possa stufarmi facilmente di quelle poche cose e persone che riescono davvero a rendermi felice. Si stufano loro a lungo andare e cercano altrove quello che lasciano in me. Invano. Io tiro avanti alla meglio e me ne sbatto grazie a quello che comunque mi rimane di voi.
Da piccolo, in ordine, volevo fare l'astronauta, il mago e lo scienziato. Fin'ora ho incontrato due tipi di persone di quelle che si arrogano l'infallibile capacita' di dirti chi sei: gli pseudo-scientifici de noantri che, ad esempio, basandosi sulle mie tre ambizioni poc'anzi citate han detto che tra esse c'e' l'aspetto comune del mistero, della ricerca e della scoperta. Che sono quindi una persona affascinata dall'ignoto e dal misterioso. Infatti sono curioso, e mi stai sulle palle se non mi dici che cazzo c'hai o se mi dici "niente" e non e' vero... l'altra categoria dice che sono Ariete e cazzo se quando sei Ariete tutto non si spiega! Mminghia 'mbare vero te lo dico!
Ammesso e non concesso che i segni zodiacali possano in qualche modo determinare anche solo le linee generali comportamentali di una persona, chi crede a questa cosa e' di norma cerebro-leso dalla propria infelicita' e insoddisfazione interiore. E' gente che cerca la soluzione ai propri problemi esattamente in quel sistema che quegli stessi problemi glieli crea. E' come cercare di imparare a nuotare in un vortice, magari diventi campione di nuoto in pochi minuti ma affoghi comunque prima di poter vincere una qualsiasi gara.
Quello che vorrei dire e' che non giudico la possibile veridicita' di qualcosa in base alla gente che la sostiene, dico solo che vero o meno che sia io sono libero di crederci o no e se tu e tutti i tuoi simili siete una manica di stronzi non sono obbligato a non doverne tener conto solo perche' in tutta la vostra stupidita' potreste avere ragione una volta. Insomma se Dio esiste non e' grazie ai "fedeli" che mi rompono il cazzo con la religione.
In natura un qualsiasi fenomeno avviene a prescindere dalla possibile presenza di un osservatore sufficientemente intelligente per poterlo constatare. Alla natura non interessa come tu percepirai le frequenze: per le orecchie sono rumore, per gli occhi colore per la natura sono frequenze.
Io non mi piaccio perche' sono libero di scegliere cio' che per me e' meglio, e qualsiasi cosa abbia scelto in vita mia mi ha dato la sensazione di non averla scelta liberamente.
Ho un brutto presentimento. Lo ho dal giorno in cui ho imparato a distinguere bene e male perche' il bene mi e' sempre sembrato un'idealizzazione di cose e persone volute -appunto- nel bene mentre il male e' sempre stato un dato di fatto che ti coglie di sorpresa, quando meno te lo aspetti, sorprendendoti sempre di piu' nelle sue infinite manifestazioni. E te lo mette al culo senza meno.
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martedì, 10 giugno 2008
VociNellaNotte
Voci nella notte che dicono di me e di te
E di me non mi resta piu' di quanto tu vedi
Lontano piu' di quanto tu credi
E reggo piu' di quanto tu speri...
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lunedì, 12 maggio 2008
Ci sono giorni in cui mi chiedo cosi' tante cose che alla fine non so piu' quale domanda pormi veramente. E' la semplicita' con la quale riesci a dire "non
vorrei essere mai nato" che ti fa capire quanto poca importanza dai al bello della vita. E quanto ti pesa invece il brutto.
Mi sono sempre triturato il cervello per esser certo di non uscire mai dalla sottile linea del giusto, affrontando ogni evento con quella inquietante paranoia che molti m'hanno indicato come croce dei miei veri problemi, come fosse un complessissimo meccanismo di una pistola puntata alla mia tempia, pronta ad esplodere duri colpi in ogni momento a causa di un minimo errore. Mio o di altri che sia.
La chiusura del mio capitolo adolescenziale mi ha fatto dire e credere vigorosamente che fosse tutto causato da cio' che mi e' stato fatto, da cio' che ho vissuto volontariamente e non in queste strade buie di citta' e licei e locali buoni solo ad aver portato l'ombra nella mia anima.
E altri mi dicono che per quanto stronzo, io sono troppo buono. Che ad essere troppo buoni ci si rimette perche' gli altri, tutti, finiranno sempre con l'approfittarsene. Come se la bonta' e la cattiveria potessero mai essere delle leggi fisiche, che si manifestano sempre e comunque in condizioni ben definite d
agli esperti del settore.
Vorrei che queste persone fossero state oneste con me, che mi avessero detto che anche loro tribolano, che le loro convinzioni su di me e su tutti siano solo palliativi per sostenersi da soli e autoconvincersi che pure se tutto va' male, infondo non sta' andando poi cosi' male.
Vorrei che i cantanti smettessero di scrivere canzoni d'amore accreditate a nomi comuni di donne o uomini con facce che puoi trovare tutti i giorni al mercato dell'ovvio. Vorrei che la smettessero di teorizzare azioni e reazioni ed eventi e contro-eventi convincendo l'uomo medio d'essere davvero cosi' medio da
potersi sedere a tavola con altri uomini medi e constatare che "a tutti noi e' successa questa cosa... consolati!".
Vorrei che la gente smettesse di trovarsi cosi' vicina a tutto e a tutti per le stronzate scritte nei romanzi harmony.
Vorrei che la smettessero di guardare i programmi della De Filippi.
Non credo d'essere troppo buono e non credo che le persone se ne approfittino. Penso che piu' fai del bene agli altri, piu' loro maturano il pensiero che tu accetterai e perdonerai loro tutto il male che sono capaci di farti. Mentre a me per uscire da 'sta merda finisce sempre che mi servono un paio di scazzottate, una dozzina di birre e la fortuna di un giocatore d'azzardo; con un colore servito al flop e la consapevolezza che se c'e' al mondo chi e' piu' sfortunato... al tavolo c'e' chi avra' un poker al river. E io mi sto giocando tutto. Hehe...
E poi alla fine mi rialzo... perche' tanto tocca rialzarsi, perche' la vita e' solo una e non sai cosa c'e' dopo e bla bla bla dio bla bla bla. Non lo so perche' finisco sempre col tirarmi fuori da solo da tutto. So solo che alla fine ricomincio a cercare negli occhi della gente quella cosa che a quanto pare e' impossibile darmi.
Fallendo miseramente.

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