Non c'era anima - bella, brutta, pulita, sporca, candida o rognosa che fosse - in tutta la borgata che non conoscesse Angelo, detto Sorriso. L'uomo piu' bbono der monno, a detta di alcuni, un ber fio de na mignotta sarvando su madre a detta d'altri, accompagnando sempre le colorite descrizioni con sorrisi sinceri, privi di invidia e ricchi di quella falsa ammirazione che puo' avere chiunque sia peggio d'un cane randagio affamato per un uomo nato nello stesso posto ma semplicemente buono.
Nessuno avrebbe voluto essere come lui perche' all'atto pratico non serve a nulla... pero' e' bello sapere che al mondo ci sono persone come Angelo, vicine a noi, che sanno fare del proprio sorriso la carezza che ognuno vorrebbe avere da una societa' in grado di dare solo schiaffi e pugni.
Molte borgate sono all'apparenza quei posti dove non vorresti mai nascere, per quanto chi le vive sappia renderle luoghi unici, pieni di storie da raccontare... alla fine pero', se puoi morire altrove quasi quasi muori felice... diresti.
Angelo, detto Sorriso, mori' in borgata; causa la piu' infame delle malattie, ossia l'unica vera ragione per la quale non c'e' da morir felici, borgata o no che sia. La parte piu' puttana della vita e' quella che ci sottrae ad essa, non quella che ci circonda... ma questo la gente continua ad ignorarlo stupidamente.
Il funerale sembrava un corteo gremito di gente senza nomi e cognomi, vestiti piu' della gioia d'aver avuto un Sorriso vicino che della tristezza d'averlo perso per sempre. Tutti li', per un ultimo saluto.
Cosi', tra i singhiozzi degli uni e le preghiere degli altri, il prete apri' le danze dei Padre Nostro, Ave Maria e sermoni di rito. Ostie, segni della croce, canzoni e parole.
Salirono poi gli amici, gobbi dalla tristezza, a leggere passi della Bibbia e a raccontare qualcosa di noioso per sottolineare quanto fosse importante la persona stesa li' vicino a loro, nella bara, che ormai non c'era piu'.
La gente odia i funerali, perche' non riesce mai ad essere cosi' triste come ipocritamente ritiene di dover essere.
Ma il vero miracolo accadde: quello che dona la voce ai muti, l'amore ai cattivi. La pelle ai lebbrosi. Il miracolo della Passione di Cristo per coloro che lo hanno crocefisso senza in Egli mai credere; Tonino si alzo' e si diresse senza cagarsi nessuno verso l'altare. Sali' quei tre o quattro scalini con un solo passo. Il tempo si fermo' insieme ai cuori della gente incredula, ancora in piedi con la faccia beota di chi aspetta che un prete gli assicuri che la morte e' la salvezza prima di poter tornare a casa a guardare la tivvu'.
- Io vojo dire solo una cosa... conoscevo poco Soriso perche' non ci sono molte persone che me vojono conoscere. Pero' ogni tanto mi chiedeva che facevo, se andavo a scola o cose cosi'.
Il prete si alzo' e con la mano tesa verso Tonino cerco' di avvicinarglisi, con quella testolina che tentava di annuire come per dire “si' fratello ti capisco, adesso pero' vai e prega per il nostro fratello Sorriso”. La vergogna di chi si crede superiore per quelli che reputa inferiori insomma. Tonino si giro' verso il prete e lo pietrifico' come la Medusa. Riprese quindi a parlare.
- Ieri, prima de mori', Soriso mi ha detto delle cose. Non le diro' mai a nessuno. Pero' se un giorno divento una brava persona che tutti possono rispettare, dovete sapere tutti che e' stato lui. Addio Sori'...
Scese quindi da quel palcoscenico di morte e preghiera e si diresse verso l'uscita, con dei rivoli di lacrime che gli scendevano dal viso, osservato da tutti con stupore e perplessita', e si lavo' la faccia nell'acquasantiera.
Tornato a casa, Tonino, apri' il suo cassetto. L'unico chiuso a chiave. Tiro' quindi fuori una lettera e si stese sul letto per leggerla. Per la seconda volta.
Caro Tonino,
Ti scrivo a te perche' sei l'unica persona alla quale voglio lascia' detto qualcheccosa. Io so' sempre stato bono co' tutti e per questo tutti mi ricorderanno. Ma non lo sanno che vor di' esse boni, perche' loro tutti non sanno esserlo.
Ti scrivo perche' ti ho sempre visto come un figlio, anche se non te lo ho mai fatto capire per dei motivi che mai ti diro', ma forse un giorno li saprai.
Non ti ho mai protetto, anche quando pensavo che avrei dovuto. Alla fine so' contento che non e' servito, almeno fino adesso. Te la sei cavata bene.
Tu lo sai chi sono, sai che sono stato un delinquente. No un criminale pero', un delinquente. Ho rubato, truffato, fatto falsi ma non ho mai rapinato, picchiato o violentato.
Non voglio giustifica' i delinquenti, cioe' me, perche' la delinquenza e' una cosa sbagliata. Pero' io ho sempre derubato gente che spendeva piu' per le assicurazioni che per le cose che alla fine comprava davvero. Perche' lo sanno che al mondo se ruba. Anzi, il piu' delle volte quelli a cui rubavo a loro volta le cose e i soldi che avevano li avevano rubati o estorti ad altri poracci.
Non ti voglio racconta' perche' l'ho fatto, cioe' pe' dare una vita migliore ai miei figli. Perche' ho fallito anche in questo. I miei figli sono dei criminali. Se li facevo diventare delinquenti come me, invece di mandarli a scuola sperando che sarebbero state brave persone, forse oggi non erano criminali... ma solo delinquenti.
Io pero', anche se non ho mai fatto del male vero alle persone per guadambiarci, una volta ho ammazzato, e te lo voglio raccontare.
Da ragazzo stavo sempre con un tale Fabrizio, eravamo come fratelli, sempre insieme. Abbiamo imparato tutto insieme, dai primi furtarelli alle opere piu' di classe che abbiamo mai fatto. Una volta pero' parlavamo e non eravamo d'accordo su delle cose da fare e lui, che aveva iniziato colla cocaina, mi salto' addosso e comincio' a picchiarmi. Cosi', come un pazzo! Riuscii a fermarlo e lo buttai in terra, quando lo vidi cadere mi sali' una rabbia che non ti so descrivere. Dentro mi sono sentito tutta la cattiveria che non avevo mai saputo dare alla gente, anche quando se lo meritava. Ed ero la' che la sfogavo sulla persona che amavo come un fratello. Non potevo accettare d'aver dovuto buttare in terra la persona per la quale mi sarei fatto a pezzi la schina pe' tirallo su se solo fosse caduto per mano d'antri. Cosi' lo picchiai come non avevo mai picchiato nessuno. Gli dissi di non farsi mai piu' vedere da me, che lo avrei ammazzato se solo si fosse avvicinato un'altra volta.
Cosi' non lo vidi piu' per qualche settimana.
Poi pero' mi chiamo' e mi disse che s'era pentito, che me voleva chiedere scusa per quello che era successo, che ero un fratello per lui.
Dentro di me pero' c'era una specie di sensazione forte, non so perche'... ma non gli credevo. Era come se sentivo in mezzo alle sue parole la bugia, capisci?
Istinto. Quello stesso istinto violento che c'hai tu.
Gia' da un po' io avevo capito che non ero semplicemente buono, ero un buono ingenuo. E questo Fabrizio lo sapeva. Io cominciavo ad avere paura di essere ingenuo, e capivo che dovevo rimanere buono ma trasformare la mia ingenuita' in bastardaggine.
Stavo quasi per mandarlo affanculo, gli stavo per dire che non lo perdonavo tanto e che non se doveva fa' vede' piu'... ma quella sensazione era troppo forte. Fabrizio mentiva, voleva vendicasse e io me lo sentivo.
Ho quindi pensato che se non andavo passava al piano alternativo magari e mi accoppava di notte alle spalle o qualcosa di simile. Dovevo essere certo della mia sensazione. Dovevo essere sicuro che non mi sbagliavo.
Cosi' sono andato in cameretta di mio figlio, ho preso il suo stereo e una cassettina che usava per registrarsi le canzoni alla radio. Ho fatto chiama' da mio zio uno zingaro ricercato per tentato omicidio che si nascondeva quei giorni li' nei dintorni e gli ho promesso cinquecentomila lire e una dritta pe' anna' via dall'Italia se faceva una cosa per me.
Presi la pistola con un silenziatore e andai da Fabrizio alle dieci de sera, come mi aveva chiesto lui per potermi chiedere il perdono.
Abitava al piano terra, e il salotto dava sulla strada. Di solito lui si sedeva fuori davanti l'ingresso e passava le serate la' a chiacchierare con qualcuno del posto.
Mi ci volevano tre quarti d'ora per andare a casa sua da dove abitavo, quindi dissi allo zingaro di calcolare circa cinquanta minuti dopo che ero uscito prima de famme er favore.
Arrivai da Fabrizio col motorino, lo parcheggiai e lui era a sedere li'... da dentro casa sua uscirono tre tizi mai visti prima, coi coltelli alle mano.
Sentimmo tutti il telefono di Fabrizio suonare, e lui mi guardava col sorriso di un beccamorto bastardo. Si mise a ridere dicendo che il telefono poteva aspettare, che prima toccava a me.
Parti' la segreteria telefonica, io sorrisi e tutti sentimmo la mia voce che diceva:
- A Fabbri', scusame, non je la faccio a veni' da te stasera non me sento pe' niente bene... ho vomitato fino adesso... passo domani. Ciao.
Fabrizio non capi' il senso di quella telefonata. Io tirai fuori la pistola e sparai ai tre tizi di botto. Poi lo guardai negli occhi e sparai anche a lui, in testa.
Tornai di corsa a casa e il giorno dopo vennero le guardie a bussare alla mia porta. Mi portarono in questura e mi fecero un sacco di domande su Fabrizio e su quei tizi.
Sapevano che avevamo fatto a botte e pensavano che avevo regolato i conti. Ma era lui che voleva regolarli con me.
Dissi che ero venuto a sapere della morte di Fabrizio da loro, che ero stato a casa tutta la sera e la notte e loro sapevano che ci dovevamo incontrare. Gli ascoltavano il telefono sti stronzi, capito? E io li avevo fregati!
Feci il finto tonto e dissi che lo avevo chiamato appunto per dire che non passavo, che stavo male e sarei venuto oggi.
Dopo un bel po' di ore in questura mi lasciarono andare. Accertarono della mia telefonata e la cosa fini' li'.
Io non avrei mai voluto uccidere, come fanno i criminali, e non ho manco mai sognato di farlo. Pero' una volta m'e' toccato farlo. Te diresti: vabbe' sori', mica sei n'assassino! L'hai fatto pe' difendete.
E' vero, era per difesa. Ma non importa, ho ucciso e uccidere e' la peggior cosa che si possa fare nella vita.
Devi sapere caro Tonino che nella vita non sei nessuno. Sei quello che la gente giudica di te. Se c'hai una faccia come la mia sei un bonaccione che non farebbe del male a una mosca, se c'hai na faccia come la tua sei uno pericoloso. Ma io ho ucciso, col mio sorriso buono. Te no.
Ma prima o poi ucciderai anche tu.
Ti ho visto tempo fa dalla finestra che armeggiavi nel parco con una pistola. Non so dove l'hai presa ma non dovresti nemmeno averla quella!
Vedi, non conta perche' fai le cose. Contano solo le cose che fai.
Io ho sbagliato ad uccidere Fabrizio anche se non avevo altra scelta, perche' senno' morivo io. E se morivo quel giorno pagavo un prezzo che non mi spettava. Pagavo per un suo capriccio. Ma ora che sto morendo io, ho quella stessa sensazione che mi salvo' la vita quel giorno... e quella sensazione mi dice che sto per andare in un posto dove paghero' per tutte le cose brutte che ho fatto, e piu' di tutto per quell'unico omicidio della mia vita.
Non esiste la giustizia a questo mondo, perche' nasciamo in questi posti dove e' tutto sbagliato, dove le scelte che dobbiamo fare sono sempre il male degli uni per il bene degli altri. Nasciamo stupidi ed incapaci di cambiare la realta' che ci circonda e quindi ci accontentiamo di sistemarla quel poco che basta per farcela sembrare accettabile.
Non mi interessa che al mondo c'e' chi ha fatto stragi, chi ha ucciso per divertimento. Sono sempre e solo i risultati che contano. La “giustizia” che ci fa parlare di leggitima difesa, quei “non avevo altra scelta” fanno parte di quel modo di sistemarci la realta' che abbiamo noi. Questa non e' giustizia... cosi' come morire per il bene di qualcuno non e' amore. E' solo pazzia.
Ho visto che hai preso a girare molto con quel ragazzo la', Giggetto.
Stai molto attento a lui, non e' un cattivo ragazzo per carita'... anzi, e' l'unico che ha sempre saputo stare lontano dai guai seri... s'e' fatto il suo giro da solo, tira avanti come un delinquente e non come un criminale. Ma ti dico di stare attento perche' lui non le pensa le cose che fa... le fa di istinto. E' uno che vuole stare lontano dal pericolo e trova sempre il modo di riuscirci. Tu questo non sai farlo, sei disordinato e pazzo. Non te lo dico con cattiveria. Tu non pensi alle cose che fai, proprio come Giggetto, pero' tu non sei in grado di stare lontano dai guai e lui, Giggi, che non sa nemmeno come cazzo gli riescono quelle tre cose in croce che sa fare, semmai un giorno vi mettete nei casini seri non sapra' quale delle due mani tenderti per aiutarti... rimarra' li' come un pesce lesso e alla fine nel dubbio te le tendera' tutte e due, ma sara' troppo tardi.
Sicuramente non e' un infame, ma se ti lascia nella merda?
Ricorda Toni'... alla fine e' solo il risultato che conta.
Con affetto, Angelo detto Sorriso.
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